Il Viaggio di Alisea

 

Capitolo terzo

 

Credevo fosse amore e invece era un calesse…..

…….della delusione derivata dagli eventi successivi al varo e di come, ancora una volta, ne sono venuto fuori.

 

             Alisea è stata varata l’11 luglio. C’è ancora molto da fare ma ho voluto fortemente che fosse varata. I motivi sono molteplici. Ce ne sono di pratici (verificare l’assetto in acqua, facilitare l’imbarco delle attrezzature, evitare che vadano in ferie i fornitori ecc.) e ce ne sono di psicologiche. Sostanzialmente l’aspetto psicologico si limita a mettere un punto fermo in questa costruzione. L’impresa è di quelle che fanno tramare i polsi e quindi i dubbi e le incertezza si accavallano. Fissare una data in cui la barca sarà navigante è uno stimolo a continuare, ti fa sembrare che sei sulla dirittura d’arrivo anche se mancano ancora molte cose. Ce n’è anche un’altra di ragione per varare a luglio, i gufi. Trattasi di tutti quegli sfaccendati da banchina che periodicamente si affacciano e con la scusa di vedere come vanno le cose e di farti un saluti sputano le loro sentenze. All’inizio, quando la barca era solo una scafo nudo, il più ottimista parlava del 2006. Poi siamo passati al “prossimo inverno” e quando si sentivano dire che io avrei varato a luglio e che prima della fine dell’estate mi sarei fatto un giro di prova magari arrivando solo fino a Ponza, sghignazzavano chi apertamente e chi sotto i baffi. I gufi sono serviti!! L’11 luglio siamo in acqua. E’ stato emozionante varare Alisea anche se le ansie si limitavano alla tenuta delle prese a mare e all’esattezza della linea al galleggiamento che avevo tracciato prendendo riferimenti non  particolarmente indicativi dal progetto. Alla fine la linea di galleggiamento era esatta e le prese hanno tenuto, l’armatore ha potuto issare la bandiera italiana a poppa, Alisea era ufficialmente nata. L’assetto è leggermente appoppato, spero si aggiusterà poggiando l’albero in coperta. Con i suoi 400 chili posizionati a pruavia del centro di deriva dovrebbe contribuire a farle trovare un migliore assetto. Peccato perché avevo predisposto i serbatoi dell’acqua sotto le cuccette di poppa ma credo che dovrò cambiare il layout dell’impianto perché 600 litri a poppavia del centro di deriva mi sembra che saranno comunque troppi. All’evento erano presenti poche persone, mia moglie Marina, mio figlio Jacopo e alcuni amici tra i quali Pino, Gabriele e mio cognato Paolo con i figli Andrea e Francesco oltre a Dino e Massimo vicini di banchina. Ho fatto l’elenco dei presenti innanzi tutto per ringraziarli della presenza e poi per sottolineare l’assenza  di tutti gli altri. Questa storia è iniziata parlando del mitico gruppo di amici velisti che si è riunito negli anni prima su Albot e poi sulle altre barche che, specialmente grazie a me, siamo riusciti a trovare. Nessuna di quelle persone hanno mai telefonato, inviato e-mail o effettuato una visita dall’arrivo dello scafo il 22 marzo al momento del varo e per le settimane successive e chissà se mai si rivedranno. In barca si formano grandi amicizie e se ne perdono altre. E’ sintomatico che nel momento in cui la mia scelta si è rivolta verso l’autocostruzione di una barca decisamente non “trendy”, orientata più verso il popolo del mare che non verso i diportisti della domenica una parte cospicua di queste persone sia magicamente sparita dai miei orizzonti. Per fare certe scelte, per portarle a termine con coerenza e determinazione, per disegnare intorno ai tuoi sogni tutta la tua vita, le tue relazioni sociali, affettive, famigliari, per segnare il tuo orizzonte con  paletti che escludano i falsi valori, i falsi miti, le false cicale della società borghese ci vogliono cuore, valori ed un animo aperto alla vita che, come per il coraggio di manzoniana memoria, chi non ce l’ha non se la può dare. Saluto pertanto i miei vecchi compagni di viaggio e attendo con ottimismo di vivere gli incontri che l’andar per mare con Alisea mi riserverà.

 

Robert Pirsig, filosofo e viaggiatore americano : 

 

"Quando si vive giorno dopo giorno sulla superficie dell’oceano,

e lo si vede a volte terribile e pericoloso,

a volte tranquillo e lento, ma sempre,

ogni giorno ed ogni settimana,

infinito in ogni direzione,

lentamente si fa largo una certa conoscenza di sé;

riflessa sulle onde;forse, sorta dalle onde.

Comprendi questo:

che tu sia annoiato o eccitato,

depresso o euforico,

vittorioso o sfortunato,

addirittura vivo o morto,

 

E’ proprio vero, quando cominci un’impresa come questa sai che andrai incontro a una serie di problemi e qualche guaio, magari anche grosso. Sono pronto a pagare una cena nel miglio ristorante di Throms a chi avrà l’ardire di affermare che quello che è successo a me con il motore di Alisea possa essere annoverato tra i possibili inconvenienti.  Al Salone Nautico di Genova del 2004 ho comprato un motore (vedi la pagina “Elementi tecnici”) Lombardini 85 CV 2200 cc turbo compresso. Uno pensa che di fronte ad un acquisto come questo ci si possa aspettare di farlo installare, infilare la chiave, mettere in moto e partire. E invece no. Affido la sistemazione a bordo, gli allacci e l’avviamento del motore al tecnico della Lombardini medesima nella convinzione che non ci sia nulla di meglio e invece mi trovo con il motore che si allaga. Il 13 luglio, due giorni dopo il varo, esausto, parto per una settimana di ferie in Sardegna convinto che il mio motore fosse a posto ma che le batterie fossero un po giù di tono per cui non partiva. Telefono all’elettrauto che mi avvisa non solo che le batterie scoppiano di salute ma che, ad un suo controllo, l’olio del motore risulta emulsionato con acqua. Apriti cielo!! Il mio motore nuovo allagato. Chiamo il meccanico che mi promette di andare a vederlo al più presto, chiamo la Lombardini che interviene sul meccanico perché corra subito a evitare guai peggiori. Diagnosi: motore allagato dal ritorno dell’acqua di raffreddamento perché il genio non ha messo il sifone indispensabile quando il motore è collocato sotto la linea di galleggiamento. Mi incazzo, non avrei potuto fare altrimenti, ma ho rassicurazioni dal meccanico che dopo il suo intervento e con l’aggiunta del siphon break, adesso le cose stanno a posto. Non voglio tediare il lettore con i dettagli, il motore con il siphon break montato male prima e non funzionante correttamente poi si allaga una seconda ed una terza volta. In ognuna di queste occasioni interviene il prode meccanico, effettua tutti i lavaggi di rito e mi assicura che adesso posso partire per il giro del mondo a motore senza scalo. La terza volta in 4 giorni che questo avviene lo obbligo a fare un’uscita di prova in mare e qui succede l’irreparabile, il motore si spacca. Turbina a pezzi, fumo e olio da tutte le parti. Fine dei giochi. Il motore va sostituito. La settimana dopo lo sbarchiamo ed ormai si è fatto ferragosto per cui appuntamento a settembre. Chiudo Alisea e parto per le ferie con il Bavaria 35 del buon Pino Aiello, tanto non c’è nulla più che possa fare. Cambiano le prospettive, cambiano i tempi. Non c’è più fretta ormai il guaio è fatto avrò tutto l’inverno per completare il resto dei lavori. Al rientro dalle ferie mi scontro con la lentezza di queste situazioni. Prima c’è stato ferragosto che come tutti sanno blocca tutte le aziende italiane dal 15 luglio al 15 settembre. Poi c’è il Salone che come tutti sanno blocca tutte le aziende nautiche da 15 settembre al 30 ottobre (solo quelle italiane però perchè quelle straniere, pur partecipando al salone di Genova e a tutti i saloni del mondo continuano anche a produrre, vendere e spedire in tutto il globo). Per farla breve il motore mi viene montato il 10 novembre, giovedì. Mi vedo già al timone di Alisea sabato 12 e domenica 13 a fare ore di sgommate lungo il litorale di Ostia per festeggiare. E invece…..Alle 7,30 del mattino, mentre faccio pulizia in barca aspettando la gru ed il meccanico scivolo sulla coperta bagnata e volo con il petto su un winch. Tre costole fratturate e la sensazione che avrei fatto bene a firmare un quintale di rate per un Sun Odyssey nuovo. Solo che questo pensiero è durato poco, lo spazio di qualche minuto, giusto il tempo di finire il calendario con tutti i santi tirati giù con meticolosa precisione uno dopo l’altro da San Silvestro a Santo Stefano passando per tutte le madonne pellegrine catalane ed i santi ortodossi di fede coopta. Il Padre Eterno mi ha concesso un’indulgenza particolare, lo sento, altrimenti dopo tutti quegli smadonnamenti il nodulo al fegato rilevato al Grassi di Ostia dove mi hanno diagnosticato le cricche alle costole sarebbe stato un tumore maligno, fortunatamente non lo è ed io ritratto tutto quello che ho detto cadendo e, contrito, ringrazio. Fanculo al motore, ai siphon breack e a tutti i cazzi di meccanici della Lombardini e pure alla Lombardini medesima anche se non c’entra niente. Io vado avanti, mi fermo solo il tempo di sentire un po meno dolore poi riprendo con più foga di prima e, vi garantisco, la finirò più bella e più grande che pria. La chiudo qui altrimenti rischio davvero di scrivere un libro. Il resto della storia, i futuri viaggi e le prossime avventure saranno descritti nelle pagine dell’attualità di Alisea, il suo viaggio con noi sopra a farci portare dove il vento sarà benevolo con me, il suo skipper, armatore, costruttore e mentore, il mio equipaggio, Marina, Jacopo Matteo e Gaia e tutti gli amici che avranno il piacere di unirsi a noi. Un’ultima cosa. Ci si potrebbe domandare (ammesso che ci sia qualcuno che abbia avuto la forza di leggere tutto fin qui) perché concludo questa narrazione prima di aver terminato di allestire Alisea. La risposta sembrerà stravagante ma è sincera. Perché dopo gli inconvenienti tecnici e l’incidente delle costole credo di aver pagato anche il mio tributo epico ad Alisea, adesso so che sono in credito con la fortuna e che quindi Alisea sarà terminata senza altri eventi degni di essere descritti.

 

 

             PS E’ da quando ho cominciato a scrivere i testi di questo sito che penso a come e quando avrei dovuto ringraziare tutti quelli che mi hanno aiutato ad arrivare fin qui e che continueranno, ne sono convinto, a farlo. Questa barca è stata costruita grazie alla mia cocciutaggine, la mia tenacia e le tante giornate trascorse a lavorarci sopra ma anche grazie alla collaborazione di tante persone che qui voglio citare e ringraziare con affetto. Claudio, Antonello, Cristoforo e Nando innanzi tutto. Loro sono gli arredatori di Alisea, sono quelli che, senza aver mai fatto lavori su una barca hanno allestito gli interni in maniera impeccabile. Ma non è per questo che voglio ringraziarli, che fossero degli ottimi falegnami lo sappiamo tutti sia io che loro. Voglio ringraziarli per il loro entusiasmo, la loro positività, la loro voglia di partecipare a questa avventura. Questa barca ha molti osteriggi, passauomo, oblò. Tutti questi pertugi andavano  riempiti con gli appositi infissi. Se non fosse stato per il buon Daniele non so davvero come avrei fatto. Ad un certo punto questa cosa mi stava facendo disperare, poi è arrivato lui e come per magia anche questo problema è stato risolto. Anche lui non aveva mai lavorato su una barca ma è stato grande. Se non fosse stato per Paolo, mio cognato,  però quei pertugi non avrebbero avuto mai le dimensioni dovute. Si è anche occupato di stuccare Alisea e renderla più guardabile ma quello era nelle previsioni, me lo aspettavo e poi mi ha lasciato uno specchio di poppa che grida vendetta ma l’ho perdonato perché con il frullino ha passato una giornata a rifilare le aperture e alla fine anche questo è stato un passaggio topico, è qui che s’è guadagnata la stozza….Voglio ringraziare Paolo Carasso, l’impianto elettrico è suo. A differenza degli altri lui è uno specialista di barche per cui mi aspettavo di non avere problemi di sorta ma la calma, la precisione, l’accuratezza con cui ha lavorato vanno messi in evidenza, gli sono grato per essere stato un buon professionista. Un ringraziamento particolare per la pazienza e per il sostegno morale oltre che per la competenza tecnica va a Stefano Pisano e a Serena titolari del negozio di forniture nautiche Pettirosso Sail. Da loro mi aspetto grandi cose anche in futuro......A questi, non ci crederete, voglio aggiungere Paolo Ceccarelli rappresentante di zona della Lombardini che mi ha assistito egregiamente nel problema avuto con il motore anche se non era sua diretta responsabilità e Luigi il meccanico. Si proprio quello del sifone, l’allagatore folle. Perché lo cito nei ringraziamenti? Perché un errore lo possono fare tutti e lui sicuramente l’ha fatto ma si è anche fatto carico di risolvere il problema e con coscienza e umiltà ha chiesto alla Lombardini di sostituirmi il motore anche se non aveva difetti di fabbricazione. E poi ci sono le persone che mi hanno sostenuto moralmente e materialmente in senso lato. Io di mestiere sostanzialmente faccio il sognatore ed il padre. Mentre mi dedicavo ai sogni a tempo pieno c’è chi ha seguito i miei bimbi consentendomi di tirare a far tardi, ringrazio per questo i miei genitori. E grazie anche ai miei bimbi che hanno fatto a meno del papi a tempo pieno come sono abituati. Ringrazio particolarmente Pino e Gabriele. Sono stati presenti poco perché loro non fanno solo i sognatori e qualche impegno nella vita per loro sfortuna ce l’hanno ma li ho sentiti sempre vicini e partecipi spiritualmente ed in un momento di fughe chi resta fa doppiamente piacere. Mi rimane da fare il ringraziamento più difficile. Difficile perché per fare una barca così non ci serve una moglie dentista ma una grande moglie ed una grande donna. I soldi li avrei trovati anche solo con le mie forze, una persona come Marina no. Senza di lei nulla sarebbe stato possibile. Le tensioni che comporta costruire da zero una barca sono tali che solo una totale sintonia ed un grande amore reciproco poteva fare in modo che queste tensioni si sciogliessero come neve al sole. Adesso basta perché se no divento mieloso e non mi si addice.

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